Ghirelli: "La Serie C è un patrimonio del sistema calcio"

17.06.2020 09:21 di Tutto Carpi   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Ghirelli: "La Serie C è un patrimonio del sistema calcio"

Dopo il periodo molto tormentato attraversato dalla categoria, il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli torna a parlare a Rai Sport ed affronta diversi temi, dalla ripresa del campionato al futuro della serie C: "Abbiamo il passato alle spalle, ora dobbiamo guardare avanti, ci auguriamo che la ripresa del campionato sia un segnale positivo, logicamente mancherà il pubblico che lo scorso anno aveva visto esplodere gli stadi. Si rimette però al centro il pallone, dobbiamo guardare alla ripresa come qualcosa di positivo e lavorare per il prossimo campionato".

Playoff senza 6 squadre - "Saranno playoff con molte sorprese, è evidente che siamo fermi dal 21 febbraio - la gran parte delle squadre - ed altre da inizio marzo. Sarà difficile organizzare amichevoli e si arriverà ai playoff senza questo tipo di preparazione. Il campo sarà una verifica spietata. Il fatto che alcune hanno rinunciato è un segnale di difficoltà della Serie C che non riguarda il professionismo. Quando si discute del perché alcune non accedono, dobbiamo ricordare che ci sono 3 livelli di professionismo, con differenti valori e risorse economiche, diritti tv e sponsor oltre che la conformazione delle società sul territorio. La nostra è una esperienza originale, piccoli comuni, piccole squadre, la provincia, le grandi squadre. Quest'anno sarà una formula ridotta, in partite uniche, ma ne vedremo delle belle".

Retrocessioni e ricorsi - "Mi dispiace per le società, ma non ho cambiato idea rispetto a quella assemblea del 7 maggio. Ma essendo il presidente della Lega Pro so che quella assemblea doveva rimettersi al Consiglio Federale, oltretutto il Governo ha permesso di accorciare i tempi della giustizia sportiva, cosicché siano incanalati in 20-25 giorni. Questi ricorsi erano prevedibili, ma con grande rispetto attenderemo ciò che dirà anche il Consiglio di Stato e il TAR. Intanto si riprenderà con i playoff e i playout e il campionato si porterà a conclusione".

La lunga scia delle polemiche - "Ho visto questo percorso con grande sofferenza e con grande rispetto delle idee diverse. Si sono confrontate due idee: la prima era quella di prendere in considerazione il fatto che ci fosse una particolarità della Serie C, una sua sofferenza e quindi non far pagare pegno a chi avesse avuto difficoltà in un campionato non terminato. L'altra, invece, è stata quella di scendere in campo e tornare a giocare. Io ho affrontato questo dibattito con grande rispetto: è stato travagliato, nessuno di noi pensava di poter vivere questa situazione. E' bene che i toni siano bassi -continua il Presidente come si legge su tuttoc.com- vista la situazione, poi c'è chi ha voluto innescare la polemica, ma io non me la ricordo neanche più. Ognuno deve difendere i propri interessi, ma non andare oltre quando si incoccia contro gli interessi generali".

La possibile riforma della C - "Chi parla di numeri non vuole fare la riforma perché ci si dimentica che noi 4 campionati fa eravamo 90 e siamo passati a 60 ma non abbiamo risolto molto. Dobbiamo rispondere ad alcune domande: perché la Serie A non è più competitiva mentre prima era il miglior campionato europeo? La B a 40 così la uccidiamo, sarebbe un disastro, anche loro hanno un problema serio di sostenibilità economica, come lo abbiamo noi. Dobbiamo accelerare il processo della formazione dei giovani talenti italiani. Perché i calciatori spesso decidono di andare a giocare in Serie D piuttosto che venire in Serie C? Dobbiamo ragionare sulle regole che dobbiamo mettere in campo. Solo al termine del processo vengono i numeri. Chi parte dai numeri vuole fare polemica, bisogna tornare a pensare al progetto a sistema che riguarda tutte le categorie".

Il futuro - "Io sono realista sul futuro della Lega Pro. Sono animato dal fatto che questa è una esperienza originale, che non esiste da nessun'altra parte del mondo. Deriva dai comuni italiani ed è una ricchezza del nostro paese. Se noi perdessimo il rapporto col territorio, la formazione dei ragazzi, perderemmo un dato di socialità: questo è un patrimonio che va oltre".